Un’altra strada

“Un’altra strada” è un percorso all’interno di un ipotetico bosco in cui l’umanità si riavvicina alla natura.

L’umanità in passato dialogava con la natura e le sue stagioni: l’inverno era il mese del raccoglimento e della lentezza, del consumo delle provviste, la primavera della rinascita e del risveglio, l’estate della semina e del raccolto, l’autunno degli ultimi accorgimenti per prepararsi ai mesi più freddi.

Oggi, invece, non si vuole quasi più ascoltare queste ritualità, ma le si fugge così come si rifugge l’accettazione della crescita, dell’invecchiamento e della caducità. Non si accetta più l’esistenza per come è, ma la si contrasta e la si distrugge: comprendere che l’umanità non deve essere al di sopra, ma parte dell’intero ecosistema è un concetto che viene spesso rifiutato, l’inquinamento sembra un argomento che non ci riguarda abbastanza, e modificare stili di vita frettolosi e consumistici in favore di etica e qualità un discorso ancora troppo lontano. Come ci ricorda George Bernard Shaw, “L’uomo ragionevole si adatta al mondo. L’uomo irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a sé”.

“Un’altra strada” diviene allora la saggia passeggiata nel bosco più vicino: per viverlo, osservarlo, ascoltarlo. Diviene il sentiero “amico” alla propria vita, capace di far ritrovare, di curare, di lenire; di far riscoprire l’importanza che la natura ha nelle nostre vite, del suo effetto terapeutico su anima e corpo.

Riconnettersi con ritmi naturali e fare scelte quotidianamente più etiche dovrebbe essere la conseguenza dell’ascolto del paesaggio.