
© 2020 Giada Maccioni – Testi di Maria Elena Tripaldi – Phos, Edizioni libi d’artista – Stampa in corso – Edizione Italiana e Inglese.
Il punto più alto rappresentante e contenente l’inaccessibile è la roccia, i muschi, l’abbraccio di una nuvola: la montagna. Ora si cammina a piedi scalzi, ma non sulla montagna. Ora si respira la bellezza dell’inviolato, ma non sulla montagna. Ora ci si blocca davanti ai divieti d’accesso, ma non sulla montagna. […] Torniamo indietro, la placenta della terra, la veste reale di ogni concepimento, il bisogno di partire solo se si può fare ritorno – perché alla fine si torni sempre al meglio e al vero. È di nuovo nostro, nel galleggiare alla ricerca, il significato più del senso, il nome della natura, una migliore (ri)considerazione. (Maria Elena Tripaldi, Il Suon di Lei, 2020)


Un ricordo lontano, mitologico, che vuole dirci di rallentare, di accettarci come esseri umani, di rispettare le stagioni della vita, le sue nuvole e le sue piogge. Una memoria che ci invita ad accogliere le albe e gli inverni, ad aspettare senza fretta la primavera, ad osservare i colori e perdervisi senza desiderio di possesso, senza pretese e forzature, per ascoltare una voce – presente e viva – che ci parla ogni giorno, che ci protegge e ci cura.
Questo suono contemporaneo e urgente emerge tramite un’immagine fotografica positiva, che non vuole mostrare il deturpamento, ma ricordare l’essenza e lo spirito. Le fotografie, influenzate dal lavoro di Nicolaj Roerich, mostrano un paesaggio nato come sede del divino e appello a un cammino interiore, ora trasformato: le sue strade sono sempre più spesso contaminate dal passaggio umano, le sue stagioni meno incisive.
Osserviamo questi paesaggi e ascoltiamoli, accettiamoli: comprendiamoli nella loro profondità. Non sfuggiamo un rumore, ma abbracciamo un suono. Non aggrediamo il paesaggio, ma rispettiamolo per quello che è.
Le fotografie dialogano con le poesie, realizzate per questo progetto, dalla scrittrice Maria Elena Tripaldi. Lentezza, osservazione, ascolto, comprensione: se vogliamo curare l’equilibrio ambientale dobbiamo ascoltare la montagna e rispettarla nelle sue sfumature, nei suoi canti, nella sua magnificenza.
Le immagini mostrano la sua bellezza, che si rivela anche nella narrazione poetica: i testi, metaforici ed ermetici, accompagnano il viaggio, accennando alle intenzioni. Il percorso che si viene a creare conduce ad una presa di coscienza tra ciò che è stato e ciò che potrebbe non più essere.


